Quei messaggi inascoltati della natura (in)sofferente

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Esistono pochi dubbi sul fatto che la Rinascita, nell’imminente “dopoguerra” che ci attende, passerà da un rinnovato rispetto per il mondo circostante. Ma anche da una rigenerata disponibilità alla convivenza con l’ambiente del quale siamo (non sempre accorti) ospiti. La rubrica Ri-nascita di Romana Liuzzo, presidente della Fondazione Guido Carli

La pandemia passerà. Ma stiamo realmente riflettendo su quanto e come dovremo cambiare? Su come andranno modificati i nostri stili di vita quando ci saremo lasciati alle spalle questa sciagura?

Perché la Rinascita, nella vita di ciascuno come nella storia collettiva, muove sempre dalla consapevolezza di quel che non va e che deve essere perciò rivisto. Resettato, come si dice oggi. E se torniamo con la mente a un attimo prima che il mondo precipitasse nell’incubo del virus, non ci sarà difficile ricordare quanto la natura ci stesse mandando – talvolta anche brutalmente – segnali inequivocabili di sofferenza. E forse di insofferenza nei nostri confronti. Sconvolgimenti climatici, incendi devastanti, inondazioni, piogge torrenziali, nubifragi troppo spesso letali, frane, dissesti idrogeologici.

Chi ha il dono della fede e guarda questo nostro mondo con le lenti delle Scritture, ha percepito in tutto quel che ci accadeva intorno dei messaggi, quasi dei moniti di un Dio pur misericordioso. Messaggi che colpevolmente abbiamo ignorato. Chi al contrario ha un approccio laico alla vita, in molti casi non è stato indifferente alle denunce e alla sfida planetaria lanciata dalla giovanissima Greta Thunberg. L’una e l’altra visione hanno contribuito a radicare una sensibilità nuova nei confronti dell’ambiente e della natura che ci ospitano.

Lasciamo agli scienziati il dibattito su quanto e se la deforestazione abbia influito sulle migrazioni dei pipistrelli verso le aree rurali e poi quelle abitate, contribuendo alla diffusione su scala pandemica del coronavirus. Perché tutto è conseguenza di un rapporto causa effetto, nella realtà globalizzata che abbiamo costruito. Così, la busta di plastica da noi abbandonata è la stessa che finisce nell’intestino dei cetacei. La sigaretta accesa lanciata dal finestrino è la miccia che fa esplodere incendi. I pesticidi usati nelle coltivazioni intensive sono i killer di intere specie, le api tra le altre, fondamentali per l’ecosistema. E si potrebbe continuare all’infinito.

Parlando della sua enciclicla “Laudato sì” a un gruppo di esperti che collaborano con i vescovi francesi, papa Francesco raccontava lo scorso 3 settembre come abbiamo bisogno di una “conversione ecologica”. “Il buon vivere non è la dolce vita, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato. E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa”, ha sottolineato il pontefice con un linguaggio e un approccio che non hanno precedenti nella storia della cristianità. Convinto che “facciamo parte di un’unica famiglia umana, chiamati a vivere in una casa comune di cui constatiamo, insieme, l’inquietante degrado”. Esiste tuttavia un dato positivo, che il Vescovo di Roma ha pure riconosciuto. Il fatto cioè che una presa di coscienza dell’urgenza della situazione si riscontri ormai un po’ ovunque, che il tema dell’ecologia ispiri sempre più stili di vita, ma anche scelte strategiche nell’economia, nell’impresa e nella politica. Anche se molto c’è ancora da fare. E la battaglia – che poi è la battaglia per la nostra sopravvivenza – è solo agli inizi.

Ce ne rendiamo conto anche noi, nella vita di tutti i giorni. In quanti, alla ricerca di una nuova casa in cui trasferirsi, hanno chiesto alle agenzie di fiducia che in quell’appartamento ci fosse almeno un terrazzo, uno spazio aperto, se non addirittura un giardino? Richiesta che è figlia dell’esigenza di un contatto più costante, quotidiano, con la natura, fosse pure uno spicchio di cielo. Quante file, ormai, davanti ai negozi di frutta e verdura (e con che prezzi!), soprattutto di quelli che vendono prodotti a chilometro zero. I nostri acquisti, quanto sono ispirati ormai dal rispetto dell’ambiente garantito dall’azienda che produce quei beni?

Esistono pochi dubbi sul fatto che la Rinascita, nell’imminente “dopoguerra” che ci attende, passerà da un rinnovato rispetto per il mondo circostante. Ma anche da una rigenerata disponibilità alla convivenza con l’ambiente del quale siamo (non sempre accorti) ospiti. C’è un mondo, là fuori, che ci chiede solo di essere amato. Rispettato. Converrà farlo, nel nostro interesse.

 

Di Romana Liuzzo

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