Il nostro dovere dopo, è che il mondo cambi

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Il dovere di esserci. L’importanza di condividere. La forza di resistere. Riapro questo blog che per tanti anni è stata la mia finestra sul mondo. Lo avevo chiuso perché convinta che avesse esaurito la sua ispirazione delle origini.

Lo faccio perchè riaprirlo oggi ha un senso, diventa quasi una necessità: nell’emergenza della quale siamo prigionieri, stiamo vivendo un momento di profonda crisi, individuale, prima ancora che collettiva. Nel mio piccolo ho avvertito l’esigenza di esserci, fosse anche per offrire un’occasione di confronto, perfino di sfogo, per le tante amiche e i tanti amici, virtuali e non,  che da questa finestra hanno amato affacciarsi. E’ di nuovo aperta, per ragionare insieme.

Chi come me è credente sta vivendo quel che accade come un evidente segno dall’alto. Ma anche chi non lo è sta considerando la verità che è sotto i nostri occhi: il mondo così come lo abbiamo costruito finora non può più andare avanti, non ha più senso. La natura è impazzita: le nostre estati in spiaggia o in montagna sono devastate da improvvisi e violenti nubifragi, i nostri inverni sono immersi al tepore di una primavera innaturale. Non occorre la profezia di Greta Thunberg, pur fondata, per capirlo. Tutto dovrà cambiare, anche la percezione (e il rispetto) di quel che ci circonda. Vorrò sapere come la pensate.

Ci attendono giorni difficili ma importanti. Ci riapproprieremo della nostra quotidianità, le paure dovranno lasciare posto alle emozioni, ai progetti, ai sogni. E’ diventato ormai un luogo comune, ma stavolta profondamente sensato: nulla sarà più come prima. Sarà ancora giusto e legittimo avere le nostre aspirazioni al successo e all’affermazione personale. Ma la sofferenza di questo tempo assurdo non avrà avuto senso se continueremo a far ruotare tutto attorno al denaro, alla bellezza, al potere, all’ostentazione. In un eterno revival degli anni Ottanta e Novanta dal quale è escluso chi, per motivi di salute o anagrafici, non è nelle condizioni di competere e di esibirsi. Viviamo nella società dominata dalla cultura dello scarto e dell’odio, per usare un’espressione cara a Papa Francesco, in cui abbiamo confuso l’umanità con la socialità Facebook o Instagram, in cui i governi di tutti i colori hanno preferito negli anni la quadratura dei bilanci agli standard vitali della sanità pubblica.

Adesso ci attende una sfida che interpellerà ciascuno di noi, dopo l’enorme costo in termini di sacrifici, dolore e vite umane. Sarà l’occasione per un grande reset, prima della ripartenza. Quando ne usciremo, saremo noi a non dover permettere che tutto torni come prima. Sarà un’opportunità per ciascuno. Se questo non avverrà, allora, oltre che doloroso, tutto sarà stato vano.

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