In principio era il verbo
poi arrivò scialla e ora…

scialla

Un’immagine tratta dal film «Scialla»

In principio era il verbo, poi arrivò «scialla», che stava per rilassati, calma. Le mamme della mia generazione ricordano l’adolescenza dei propri figli tra un «bella zì» (forma di saluto), un «non ti accollare» (non mi stare attaccata) e purtroppo anche un non molto educato ma esplicativo «l’ho pisciato» (l’ho lasciato lì). Una lingua nasce, cambia, si rinnova. E lo fa anche (o soprattutto) grazie ai neologismi inventati dai ragazzi o portati nel linguaggio comune dai grandi cambiamenti, come quello innescato da Internet o dalle abbreviazioni negli sms (tvb, cmq, xchè, cm).

Rassegnamoci. Che il linguaggio giovanile abbia contribuito ad accrescere la ricchezza espressiva del lessico dell’italiano contemporaneo è dimostrato perfino dal «Vocabolario dei Neologismi. Parole Nuove dai giornali», edito dalla Treccani, in cui compaiono oltre 4000 parole inventate. Il vocabolario dei ventenni, spesso colorito, è in continuo aggiornamento. Sicuramente è divertente anche se talvolta ci fa arrabbiare. Ma anche capire quando parlano tra di loro e fanno gruppo, chi sono i nostri bambini diventati uomini.

Ecco, l’altra sera quando pensavo di averle sentite tutte, scoprendo che «zottare» sta per rubare, «appizzare» sostituisce nascondere e «piotta» vuole dire corri veloce (in macchina), «romantico» (per definire una bella situazione); dopo aver conosciuto le diverse declinazioni di «accannare», dove «accanna» equivale a smettila (ma se nostro figlio ci dicesse che la fidanzata l’ha accannato starebbe invece per lasciato); dopo, e questa è l’ultima, aver imparato che «mi so’ tajato», corrisponde a mi sono ammazzato dal ridere, ecco la sorpresa.

Insomma dopo questa pioggia di neologismi, ecco l’ultimo, utilizzato solo a Roma: «ha scajato», nel nuovo gergo 2016 significa ha sbagliato, o anche ha perso. Tra un po’ prima di parlare con i ragazzi dovremmo consultare prima un apposito manualetto.