La società multietnica ideale su un atollo dell’Oceano Indiano

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La premessa, in questo caso, è fondamentale. Resto salda sulle mie convinzioni.

E ve le elenco brevemente:

1) è innaturale essere cresciuti da un genitore A e un genitore B: Dio, o chi per lui, ha deciso che siano un uomo e una donna a generare una vita;
2) i musulmani (non i terroristi) possono convivere nel nostro Paese rispettando innanzitutto la nostra cultura: a casa nostra, loro devono adeguarsi a noi, non viceversa;
3) raramente ho incontrato francesi che non fossero un po’ supponenti. Per la serie: noi siamo il verbo, nei casi più aggraziati; con la frase del marchese del Grillo, in quelli più grossolani alla Sarkozy.

Ecco, con questo esiguo bagaglio di certezze, sono partita per un breve viaggio su un meraviglioso atollo delle Maldive. In spiaggia, al mio arrivo, ho visto due bellissime bambine, che avevano stampata in volto la loro felicità, volteggiavano fino a farsi girare la testa, ridendo spensierate, immortalate dagli scatti di due mamme. Pardon, genitore A, genitore B.

Intanto sotto un piccolo gazebo un arabo con vestiti occidentali accarezzava dolcemente i piedi di sua moglie, una donna velata dalla testa ai piedi.

Poi, facendo il giro dell’isola e passando ogni giorno sotto il loro bungalow, ho conosciuto una famiglia di francesi, mamma e papà, sui sessantacinque anni, e due figlie intorno ai trenta: chi saltava la corda, chi leggeva, chi puliva la spiaggia dai piccoli pezzetti di plastica portati dalla marea. Da tutti loro, sempre, un saluto schiettamente cordiale.

Infine, a completare la campionatura antropologica, una coppia italiana: lei perizomata e con la mano incollata al cellulare per selfie a raffica che manco Belen; lui con tinta nero bluastra e costume-maglietta abbinati. Da entrambi sguardi indagatori, e più che sguardi tomografie assiali computerizzate. Un caso, certo, fossero italiani.

Sta di fatto che in questo minuscolo melting pot regnava sovrana la serenità. Pur restando salda nelle mie convinzioni, riportate nell’incipit, penso che in zona neutra possano coesistere, e anche bene, culture, religioni e atteggiamenti diversi.

Ma forse questo è possibile solo se la zona neutra è un incantevole atollo da vivere in vacanza.