Romana Liuzzo, classe ’66, romana di nome e di fatto. Caporedattore a Il Giornale, seguo con passione e la giusta dose di malizia la mia rubrica Chiacchiere da Camera: vizi, virtù e segreti dei nostri politici.

Se devo scegliere tra uno scoop e mantenere un’amicizia, salvo quest’ultima senza pensarci un attimo. Il mio segno zodiacale è il Toro. Non cambierei mai niente, a meno di non essere costretta. Il mio motto: “Ognuno vale tanto quanto le cose cui dà importanza” (Marc’Aurelio). Se fosse per me non esisterebbero iPhone, computer e tecnologie avanzate. L’esame da giornalista lo feci, nell’88, con la macchina da scrivere e i tappi di cera nelle orecchie. Il primo incarico: ritagliare le agenzie che uscivano dalla stampante di Repubblica, tornando poi a casa a notte inoltrata con le mani nere di inchiostro.

Una lunga gavetta, la mia. Oltre alla professione mi dedico, come fondatrice e presidente, all’Associazione Guido Carli, ideata per tener viva la memoria di mio nonno, con il prezioso aiuto dell’amico di sempre Gianni Letta. Il mio faticoso percorso è iniziato dopo la specializzazione in giornalismo alla Luiss: assunta a Repubblica da Eugenio Scalfari, lì sono rimasta per quasi vent’anni, fino a quando Carlo Rossella mi ha assunto a Panorama, settimanale di punta della Mondadori. E siamo ai giorni nostri: dal 2010 curo per Il Giornale, la rubrica quotidiana Chiacchiere da Camera, croce e delizia dei parlamentari. Amo gli animali, detesto l’ipocrisia, sto alla larga ogni giorno di più dagli opportunisti, un esercito. Non frequento le feste, se non quelle delle amiche, evito le luci della ribalta. Lo faccio una sola volta l’anno, a maggio, a Montecitorio con il Premio Guido Carli che, come ho detto, ho creato con molta passione in onore di mio nonno: forse il più famoso e stimato governatore della Banca d’Italia. Compagna, poi moglie, da venticinque anni del giornalista Massimo Dell’Omo, sono mamma del ventenne Guido, laureando in Ppe alla Luiss, divoratore di libri e appassionato di scrittura. La mia speranza da mamma? Che non segua le orme dei genitori.