La burocrazia ci ucciderà
ci dicono «Paga e non rompere»

Quante volte abbiamo letto, o ascoltato dalla tv, che gli imprenditori stranieri sono restìi a investire in Italia perché spaventati dalla burocrazia, capace di imporre un mare di carte, spesso inutili. Ma un conto è dispiacersi, da estranea, di questa deprimente situazione cui ogni governo promette (invano) di porre rimedio; un conto è trovarsi invischiata da protagonista in una burocrazia dal carattere sadico che sembra volerci inviare un messaggio preciso: non ci disturbi, non infranga la quiete dell’apparato, lasci perdere. Insomma, avere a che fare con qualsiasi ente pubblico, è come maneggiare uno scotch appiccicoso: lo stacchi da un dito e si attacca all’altro. Fino all’esasperazione.

ZTL

Esempi minimi, e figurarsi gli altri: rinnovo del permesso di accesso, come residente, alla zona a traffico limitato (Ztl). Essendo un rinnovo, fatta la domanda con numero del permesso scaduto, in un Paese normale (come direbbe D’Alema) mi aspetterei che nell’apposito modulo del sito dell’assessorato alla Mobilità (sic) mi fosse rivolta una semplice domanda: ci sono variazioni rispetto alle condizioni per cui è stato rilasciato il permesso in scadenza? Se la risposta è negativa, ecco pronto il nuovo permesso. Altrimenti si specificano i cambiamenti intervenuti. No, sarebbe troppo facile. Bisogna rifare tutto da capo con numero patente, targa auto, indirizzo, protocollo del contratto di locazione con data e luogo di registrazione. E via con altre assurde richieste di dati che l’Ente supremo, sovrintendente, alla nostra vita quotidiana possiede già. File incluse.

Fila

Un altro esempio a caso: Equitalia. Dopo quattro anni, pretende da me il pagamento di una multa, ovviamente maggiorata di spese, interessi e quant’altro: è per questo, per far maturare gli interessi, che aspettano quattro anni per la richiesta? Comunque, essendo una persona precisa e puntuale faccio la ricerca tra i bollettini del 2012. A proposito, non essendo la prima né la seconda volta che mi viene chiesto un pagamento non dovuto, lancio il messaggio all’Ente supremo: non ci provate, conservo tutte le ricevute. Ciò detto, trovo la matrice con il bollo della posta e il vecchio verbale da cui risulta che ho pagato nei tempi richiesti. A questo punto vado sul sito Equitalia, trovo il modulo giusto per la sospensione della multa e cerco di riempirlo. No, non siamo nel nord Europa: il modulo non si può riempire, va stampato, compilato a mano, scannerizzato e spedito in pdf con copia del bollettino pagato, vecchio verbale etc. Un sospiro di sollievo. Che dura esattamente 59 giorni. Perché al sessantesimo, giorno in cui se la sospensione non è approvata bisogna pagare e basta, arriva il rifiuto dell’Ente supremo. Motivo: non si legge bene o manca la copia di un documento d’identità. C’è da non crederci. Ho inviato la prova inconfutabile di aver pagato la multa in tempo utile, ma manca o non è chiara la copia di un documento d’identità.

Siamo di fronte a una miscela tossica nella quale interagiscono, oltre all’appiccicosa ragnatela delle procedure, l’ottusità e il sadico piacere di punire l’utente. La cui unica funzione è quella di pagare. Paga e non rompere…